Marie Curie, née Skłodowska: 1911

Nadia Robotti


“È una piccola storia semplice, senza grandi eventi. Sono nata a Varsavia, da una famiglia di insegnanti. Ho sposato Pierre Curie e ho avuto due figlie. Ho lavorato in Francia”. Così Marie Skłodowska Curie (1867-1934) riassume la sua vita nel 1923 (aveva 56 anni), nelle sue Autobiographical Notes, pubblicate nel libro Pierre Curie, che aveva appena scritto sul marito.

In realtà, a guardare la vita di Marie Curie, l’aggettivo “semplice” poco si adatta, se si pensa poi ai “grandi eventi” che l’hanno costellata, in primo luogo due Premi Nobel, uno per la Fisica, nel 1903 assieme a Pierre Curie e a metà con Henri Becquerel, l’altro per la Chimica, tutto per lei, nel 1911.

A questo secondo Premio, di cui quest’anno ricorre il 110° anniversario, è dedicata la presente ricerca.

1 Il lutto

Nel 1907 Marie Curie scriveva alla sua amica d’infanzia Kazia:
“La mia vita è saccheggiata a tal punto che non si aggiusterà più. Penso che sarà sempre così e non sarò in grado di vivere diversamente. Desidero crescere le mie figlie il meglio possibile, ma loro stesse non possono risvegliare la vita in me. Finanziariamente non ho difficoltà. Guadagno abbastanza denaro per allevare le mie figlie, anche se naturalmente la mia situazione economica è molto più modesta di quando era in vita mio marito”.

È appena morto Pierre Curie, che Marie aveva sposato nel 1895 e ora molto spesso ricordato semplicemente come il “marito di Marie Curie”.

Il suo sconforto non era soltanto a livello affettivo, ma coinvolgeva anche la sfera lavorativa, perché Pierre Curie era stato per lei il riferimento sicuro su cui aveva sempre potuto contare. Fisico francese molto affermato anche a livello internazionale, era famoso già prima degli studi sulla radioattività per la scoperta nel 1880, assieme al fratello, della piezoelettricità, e per alcune ricerche fondamentali sulla simmetria, sui cristalli e sull’elettromagnetismo. Pierre Curie era anche un inventore di strumenti e depositario di molti brevetti e, come tale, faceva parte di un’importante rete di industriali e costruttori di apparecchiature scientifiche.

Dopo una carriera iniziata come preparatore (1882) e successivamente come professore di Fisica Generale (1895) presso la Scuola Municipale di Fisica e di Chimica industriale di Parigi (EMPC), dove formò un gruppo di validi collaboratori tra cui Paul Langevin, dal 1904, dopo il conferimento del Premio Nobel, ricopriva una cattedra di Fisica creata apposta per lui alla Sorbona, a cui era annesso un laboratorio.

Una volta diventato professore alla Sorbona (subito dopo, nel 1905, verrà anche nominato membro della Académie des Sciences di Parigi) riesce ad ottenere per Marie Curie, che aveva sposato nel 1894, e che non aveva ancora una posizione se non quella di studente del dottorato in Fisica alla Sorbona, una sistemazione presso il suo nuovo laboratorio, come chef des traveaux. Pierre Curie aveva seguito sua moglie nelle ricerche in radioattività sin dall’inizio, prima, sostenendola nella scelta nel 1896 di questo settore come argomento della sua tesi di dottorato e costruendole l’apparecchiatura per misurare il tasso di attività delle varie sostanze studiate, impiegando l’elettrometro piezoelettrico da lui inventato e, subito dopo, partecipando alla scoperta e allo studio dei due nuovi elementi radioattivi, il polonio e il radio.

“Per i servizi straordinari resi grazie alle loro ricerche congiunte sui fenomeni di radiazione scoperti dal professor Henri Becquerel” i Curie ricevettero metà del Premio Nobel per la Fisica del 1903; l’altra metà fu assegnata ad “Antoine Henri Becquerel, per i servizi straordinari resi dalla sua scoperta della radioattività spontanea”.

2 La “coppia Curie”

Il Premio Nobel diede grande notorietà ai coniugi Curie, anche per il fatto che con loro veniva inaugurato un nuovo modo di fare scienza: quello di lavorare in coppia, come marito e moglie. Questo premio è visto, infatti, proprio come la “consacrazione della coppia Curie”. Anche lo stesso elemento radio è visto come il simbolo della “coppia Curie”. Significativa è la prima pagina (fig. 2) del supplemento di Le Petit Parisien (10 gennaio 1904), uno dei quotidiani francesi più diffusi del periodo, dedicata a “Una nuova scoperta - Il radio” e in cui sono raffigurati i coniugi Curie “al lavoro”.

Il sodalizio tra il radio e la “coppia Curie” viene rafforzato anche da un nuovo evento a livello di pubblicazioni scientifiche, promosso dagli stessi Curie. Nel 1904, infatti, veniva fondata da un allievo di Pierre Curie, Émile Armet de Lisle, una nuova rivista dedicata essenzialmente al radio e significativamente intitolata Le Radium. Questa rivista, che verrà poi assorbita nel 1919 dal Journal de Physique con l’aggiunta nel titolo di et le Radium, sarà usata da molti importanti scienziati, non solo francesi, tra cui Rutherford. Come a sancire il legame tra il radio e la “coppia Curie”, il numero uno della rivista riporta in copertina (fig. 3) Pierre e Marie Curie, fotografati nel loro primo laboratorio di fortuna di via Lhomond, a Parigi, assieme a Gustave Bémont (il preparatore chimico cofirmatario con i Curie dell’articolo sulla scoperta del radio, e presto dimenticato dalla storia).

Comunque un problema che si pose sin dall’inizio per Marie Curie nella collaborazione con Pierre Curie era quello di mostrare che nella coppia lei era alla pari del marito, senza nessun ruolo subalterno.

È significativo al riguardo che nella proposta, che Henri Poincaré assieme ad altri 20 accademici francesi aveva inviato il 24 gennaio del 1903 al Comitato Nobel per l’assegnazione del premio per la Fisica del 1903, Marie Curie non viene presa in considerazione, ma viene segnalato, assieme a Henri Becquerel, esclusivamente Pierre Curie, dando il merito delle loro scoperte soltanto a lui, nonostante i molti lavori firmati in comune.

È solo dopo le immediate proteste di Pierre Curie, il quale, oltre che inviare a Stoccoma la tesi di dottorato della Curie nel frattempo discussa, scrive subito una lettera di rammarico a Poincaré, e poi anche ad un membro dell’Accademia delle Scienze di Stoccolma suo amico, elencando tutte le cose fatte esclusivamente da Marie Curie, che Marie Curie viene presa in considerazione e viene associata al marito nell’assegnazione del Premio Nobel. Comunque durante la cerimonia ufficiale per il conferimento del premio soltanto Pierre Curie presenta la Nobel Lecture, mentre Marie Curie resta ad ascoltarlo seduta nella sala di rappresentanza, tra il pubblico. Ecco la testimonianza di Pierre Curie, spedita a Poincaré il 25 gennaio 1903, riguardo al contributo alle ricerche dato da Marie Curie:
“Fu lei che ebbe il coraggio di intraprendere la ricerca chimica di nuovi elementi, che fece tutte le scissioni necessarie per la separazione del radio e che determinò il peso atomico di questo metallo, e infine che contribuì da parte sua nello studio delle radiazioni emesse e nella scoperta della radioattività indotta. Mi sembra che se non fossimo considerati uniti nel caso attuale questo sarebbe come affermare in qualche modo che ha svolto solo il ruolo di preparatore, il che sarebbe impreciso”.

Il problema di mostrare le sue capacità, indipendentemente dalla presenza del marito, cioè di non essere stata un semplice “preparatore” di Pierre Curie, si ripropone, forse in maniera ancora più drammatica, dopo che questi era morto. Per lei si trattava ora di proseguire “il lavoro in comune” con le sue sole forze, dimostrando di esserne all’altezza.

Questo non era un compito banale se si pensa che a Pierre Curie era, tra l’altro, affidato il compito di occuparsi del trattamento industriale dell’estrazione del radio, inizialmente in collaborazione con la Société Centrale des produits chimiques (con l’aiuto di André Debierne era stata messa a punto una procedura idonea) e successivamente (1904) in associazione con l’industriale francese, Émile Armet de Lisle, il già citato allievo di Pierre Curie, che fonderà poi la prima vera fabbrica francese per l’estrazione del radio.

3 Una nuova vita, da sola

Marie Curie, comunque, dopo la morte del marito (19 aprile 1906), si rimette subito in gioco. Il Governo, come era già accaduto per la vedova di Louis Pasteur, le offre una pensione di Stato, ma lei rifiuta. Sa lavorare e lavorerà. È consapevole di poter contare su un’importante catena di amicizie accademiche, soprattutto tra i fisici e i matematici che ha ereditato dal marito. Infatti gli amici di Pierre arrivano alla proposta, fatta propria dalla Facoltà di Scienze, di affidare a Marie, come incarico, la cattedra di Fisica Generale creata alla Sorbona per Pierre Curie. Marie naturalmente accetta, e il 5 novembre 1906, a meno di sei mesi dalla morte del marito, svolge la sua prima lezione. Non è il solo campo in cui Marie, come donna, entrerà per prima grazie (bisogna dirlo) alla morte del marito (un esempio è il suo secondo Premio Nobel). La presenza della Curie alla Sorbona è un avvenimento fuori dal comune, a cui assistono professori, studenti, giornalisti, curiosi e che ha un impatto sulla stampa (fig. 4). Questa è la sua prima esposizione mediatica, come donna scienziata. Marie Curie incomincia a diventare famosa, nel suo vestito nero da lutto che porterà per tutta la vita, un’icona della nuova fisica, della radioattività e soprattutto del radio.

Dopo due anni di supplenza, nel 1908, viene nominata professore titolare della cattedra ereditata da Pierre Curie, che è ormai dichiarata vacante.

È la prima donna professore dell’Università in Francia. D’ora in poi Marie Curie diventa un personaggio pubblico. Prima lo era la coppia. Ora lei sola.

4 L’Institut du Radium: un inizio al femminile

Subito dopo la morte di Pierre Curie, nel 1906, Élisabeth de Riquet contessa di Caraman-Chimay, dama dell’alta nobiltà francese, mecenate sia delle scienze che delle arti (fig. 5) suggeriva al Vice Rettore dell’Accademia di Parigi (Louis Liard) di concedere a Marie Curie un nuovo laboratorio, da dedicare completamente alla radioattività. Suggerimento questo subito messo in atto. Infatti all’inizio del 1908 Marie Curie consegnava alla contessa le prime bozze del progetto.

Nel frattempo, poiché anche l’Istituto Pasteur era interessato a costruire un laboratorio per lo studio della radioattività e delle sue applicazioni terapeutiche, nacque l’idea di fondare un unico istituto in collaborazione tra la Facoltà di Scienze di Parigi e l’Institut Pasteur, in vista anche della concorrenza di altri paesi, quali l’Austria e l’America che stavano mettendo in piedi i primi centri dedicati alla radioattività e alle sue possibili applicazioni mediche. Questo nuovo istituto, su indicazione di Marie Curie, fu chiamato Institut du Radium (fig. 6).

La costruzione dell’Institut du Radium fu molto complessa e fu completata nel 1914, poco prima dello scoppio della prima guerra mondiale. L’Institut verrà suddiviso in due laboratori, con entrate separate, il “Padiglione Curie” diretto da Marie Curie, dedicato alle ricerche in fisica e in chimica e il “Padiglione Pasteur” diretto da Claudius Regaud, professore di istologia e patologia, dedicato alla ricerca in biologia. Con la progettazione dell’Institut du Radium, e in particolare del Pavillon Curie, la presenza di Marie Curie si fa sempre più sentire non solo a livello parigino, ma anche a livello internazionale, e il suo nome diventa sempre più famoso.

5 Di nuovo al lavoro

Sebbene impegnata sul fronte didattico (doveva costruire e svolgere il suo corso alla Sorbona) e anche su quello organizzativo (pensare all’Institut du Radium e occuparsi della Direzione del laboratorio alla Sorbona, che, con fondi della Fondazione Carnegie, riuscirà a far crescere, nei tre anni successivi alla morte di Pierre, da 7 a 24 membri), la Curie prosegue la sua attività di ricerca, così come impostata ai tempi del marito, interessandosi soprattutto al radio, sia per quanto riguardava la sua estrazione, sia la sua caratterizzazione come nuovo elemento chimico.

In Tabella I è riportato l’elenco delle pubblicazioni di Marie Curie dalla morte del marito fino al conferimento del Premio Nobel. Come si può vedere, l’unico collaboratore che compare ufficialmente come coautore dei suoi lavori è il chimico André-Louis Debierne, allievo di Pierre e che Marie Curie ha “ereditato”, dopo la sua morte.

Nella produzione scientifica della Curie di questo periodo troviamo il Traité de Radioactivité, in due volumi, edito a Parigi da Gauthier-Villars Imprimeur-Libraire nel 1910 (fig. 7), un’opera che usciva a ridosso del diffusissimo trattato Radioactivity, pubblicato da E. Rutherford nel 1904 e riproposto come seconda edizione nel 1905 nella collana Cambridge Physical Series.

Come la Curie scriveva nell’introduzione, si trattava di una versione estesa della sua tesi di dottorato (fig. 8), in cui erano riprodotte le lezioni del suo corso di radioattività alla Sorbona, assieme agli ultimi aggiornamenti sullo stato della disciplina.

Da notare che il Traité della Curie si apre con la fotografia di Pierre Curie e con la sua firma (fig. 7), quasi come se fosse il secondo autore, in segno di totale riconoscenza.

Riguardo al Traité, Rutherford scriveva a Boltwood “Leggendo il suo libro, ho avuto l’impressione di rileggere il mio, con l’aggiunta di qualche ricerca effettuata nel corso di questi ultimi anni. Alcuni dei suoi capitoli iniziano nello stesso modo dei miei e l’insieme è strutturato quasi come il mio ... È strano vedere, in alcuni punti, quanta pena si dà per rivendicare la priorità della scienza francese o piuttosto la sua o quella di suo marito. Tuttavia capisco che la povera donna ha lavorato enormemente”. Aggiungeva poi: “questi due volumi saranno utili per un anno o due”.

Il trattato della Curie riceverà, comunque, buone recensioni, anche da parte di Rutherford.

A parte il trattato sulla radioattività e due lavori sul polonio, tutti gli articoli della Curie di questo periodo riguardano il radio. Da segnalare in particolare la sua seconda determinazione del peso atomico (effettuata con lo stesso sistema ma con più sali di radio rispetto alla misura che aveva fatto nel 1899), l’isolamento del radio sotto forma di metallo e la determinazione del suo punto di fusione, effettuati entrambi assieme a Debierne nel 1910.

Marie Curie, inoltre, sempre riguardo al radio, realizzò in questo periodo, su mandato di una Commissione Internazionale appositamente istituita, il primo campione internazionale di radio, da conservarsi a Parigi.

6 Il primo campione internazionale di radio e il “Curie”

Con l’uso crescente del radio soprattutto in medicina e con l’aumento dell’accuratezza delle misure in radioattività, alla fine dei primi anni dieci del secolo scorso si fece sempre più impellente la necessità di avere un “campione di radio internazionale” in cui tutti i risultati potevano essere espressi, in particolare l’attività delle sorgenti radioattive, senza ricorrere, come era stato fino ad allora fatto, ad arbitrari campioni, scelti a piacere nei vari laboratori. Di questo problema si discusse durante il Congresso Internazionale di Radiologia ed Elettricità, tenutosi a Bruxelles tra il 12 e il 15 settembre 1910, in cui venne istituita un’apposita Commissione Internazionale, con il compito di stabilire i migliori mezzi da adottare per realizzare un campione internazionale di radio. I membri della Commissione per la Francia erano M. Curie e A. Debierne; per l’Inghilterra E. Rutherford e F. Soddy; per la Germania H.F. Geitel e O. Hahn; per gli Stati Uniti B.B. Boltwood e per il Canada A.S. Eve. Come membro della Commissione, Marie Curie accettò la proposta di preparare un campione universale di radio, contenente circa 20 milligrammi di sostanza, racchiuso in un adatto tubo sigillato. Riguardo a questo impegno, come scriveva Rutherford su Nature dell’ottobre 1910 “I ringraziamenti di tutti i lavoratori in questo settore sono dovuti a Mme Curie per essersi assunta la piena responsabilità della preparazione del campione e per la grande perdita di tempo e di lavoro che questa preparazione avrebbe implicato”. Marie Curie fu rimborsata per il costo del radio e per la sua preparazione. Così facendo, il campione divenne di proprietà e sotto il controllo della stessa Commissione Internazionale. Durante il Congresso venne anche suggerito che il nome Curie, “in onore del defunto Prof. Curie”, venisse, utilizzato per indicare una quantità di radio o di emanazione. Questa proposta, ripresa poi dalla Commissione, portò alla decisione che “il nome Curie venisse usato come una nuova unità di misura per esprimere la quantità o la massa di emanazione di radio in equilibrio con un milligrammo di radio (come elemento)”, decisione che si concretizzerà nel marzo del 1912 con l’adozione ufficiale del “Curie” inteso come “la quantità di emanazione in equilibrio con un grammo di radio”. Insomma, la dimensione internazionale di Marie Curie diventa sempre più forte, e il suo nome (acquisito) sempre più famoso e il suo legame con il radio sempre più stretto.

7 Incominciano i premi e i riconoscimenti (quasi tutti per il radio)

Già a partire dal 1907 Marie Curie, come scienziata, ottiene i primi riconoscimenti, dopo quelli ricevuti in coppia con il marito.

Il primo premio ricevuto è l’Actonian Prize (1907), premio settennale “istituito dalla Royal Institution per l’autore del miglior saggio illustrativo della saggezza e beneficenza dell’Onnipotente”. Marie Curie partecipa presentando la sua tesi di dottorato: Recherches sur les Substances Radioactives, nel frattempo pubblicata da Gauthier-Villars Imprimeur-Libraire nel 1904 (fig. 8).

Nel 1908 riceve la Kuhlmann Gold Medal, della Società dell’Industria di Lille, “per la scoperta del radio”.

Nel 1909 è la volta della Elliot Cresson Gold Medal, il più alto riconoscimento conferito dal Franklin Institute “per qualche scoperta nelle arti e delle scienze”. La medaglia venne conferita a Marie Curie e a Pierre Curie (anche se deceduto) nella categoria Chimica “per la scoperta del radio”. L’anno dopo (1910) veniva conferita a Marie Curie la Albert Medal (1910). Istituita dalla Royal Society of Art e assegnata annualmente “per premiare la creatività e l’innovazione di individui e organizzazioni che lavorano per risolvere le sfide del nostro tempo”. La motivazione era ancora una volta “per la scoperta del radio”.

Marie Curie, assieme a Pierre Curie, era diventata membro di molte importanti Accademie e Istituzioni internazionali. Dopo la morte del marito, il loro numero crebbe ulteriormente. In Tabella II è riportato l’elenco.

8 Candidatura all’Académie des Sciences

In questo elenco però non compariva l’Académie des Sciences, una delle cinque Académies raggruppate nell’Institut de France. Comunque, nel 1910 i tempi sembravano maturi perché Marie Curie potesse accedere anche a questa prestigiosa Accademia. L’occasione era il posto resosi vacante a seguito della morte del chimico e fisico Désiré Gernez, avvenuta il 31 ottobre 1910. Nel novembre 1910 Marie Curie, su suggerimento di alcuni suoi amici accademici, decide di candidarsi.

Da notare che il seggio occupato da Gernez era proprio quello lasciato vacante da Pierre Curie e quindi come nel lavoro e nell’insegnamento era succeduta al marito, così sarebbe accaduto all’Accademia.

Dopo essere stata rassicurata da Marcel Brillouin che non esisteva nessuna ragione perché una donna non ambisse a tale onore, Marie Curie presenta la sua candidatura, che viene esaminata il 9 gennaio 1911.

Lo stesso giorno, il quotidiano Excelsior ne dà la notizia, dedicando l’intera prima pagina alla Curie (fig. 9), con tanto di “Scheda grafologica” e “Scheda fisiognomica”.

Dopo alcuni giorni (18 novembre 1910), di fronte all’esplicita richiesta del Direttore del quotidiano Le Temps se era vera la notizia della sua candidatura, Marie Curie così risponde in una lettera pubblicata poi sullo stesso giornale (20 novembre 1910): “Signor Direttore, In risposta alla sua lettera, posso informarla che la notizia della mia domanda è esatta. Tuttavia, poichè fino al momento attuale, le elezioni per l’Istituto non sono state mai oggetto di discussione pubblica, devo anche dirvi che mi sarebbe doloroso che questo uso venisse cambiato in occasione della mia candidatura”.

Questo invito cade però nel vuoto: da quando circolano le prime informazioni sulla candidatura della Curie, fino al momento delle votazioni, tutti i quotidiani parigini, da L’Action Française, giornale di destra, fino a L’Humanité, giornale socialista, affrontano la questione della candidatura della Curie.

Il dibattito non riguarda comunque il valore scientifico di Marie Curie, paragonato a quello del suo concorrente più accreditato Édouard Branly (“lo scopritore francese della telegrafia senza fili”, già candidato all’Accademia nel 1908), perchè considerato dello stesso livello, ma l’ingresso “di una donna all’Istituto”.

Come veniva fatto notare da più parti, se passava la candidatura della Curie c’era il rischio di ritrovarsi un giorno una donna, prima a capo di una Accademia e poi a capo dell’Institut de France, istituzione che esercitava un’enorme potere e una profonda influenza nella vita francese.

Ad esempio, Le Figaro del 1 dicembre 1910 ironizza sul fatto che la famosa cupola dell’Institut potesse diventare “un bel cappello” femminile, mentre Le Matin del 15 gennaio 1911 parla, invece, in prima pagina di “Battaglia accademica”. L’Excelsior del 23 gennaio 1911 (fig. 10), anch’esso parlando di un torneo accademico, si chiede esplicitamente, in prima pagina, “Una donna entrerà all’Institut?”. Significativo è il fotomontaggio: i due candidati sono posti sui due piatti di una bilancia. Marie Curie, contrariamente alle sue abitudini, è vestita in bianco, in contrapposizione a Branly, che è in abito scuro. Notare le boccettine, oltre i tegamini, quasi sempre presenti nelle raffigurazioni della Curie, il suo “tocco femminile da scienziata”.

In fondo, questa candidatura all’Accademia ha giovato all’immagine che Marie Curie stava creando intorno a sé. Come sottolineava il settimanale Femina, il primo febbraio 1911, riportando una serie di fotografie scattate alla Curie mentre si recava al suo laboratorio, Marie Curie era diventata un “personaggio d’attualità”, e come tale veniva presa d’assalto dai giornalisti, “senza pietà”. Bello il commento: “Al grande sole della gloria, resta modesta e umile” (fig. 11).

Anzi verrebbe addirittura da pensare che l’invito pubblico alla stampa di non occuparsi della sua candidatura all’Accademia, sia stato fatto proprio per avere l’esito opposto: far parlare di sé.

Una volta che l’annuncio della candidatura della Curie diventa di dominio pubblico, l’Institut chiede alle sue cinque Académies la loro opinione riguardo all’entrata di una donna all’interno di una di esse.

Il 4 gennaio 1911 i membri delle 5 Académies si riuniscono per dibattere la questione, fermo restando il diritto di ciascuna di decidere poi per proprio conto. 85 accademici respingono la candidatura di una donna, mentre 60, tra cui personaggi di spicco quali Henri Poincaré, sono a favore. Comunque, nonostante questo risultato, l’Accademia delle Scienze, in piena autonomia e libertà si riunisce il 23 gennaio 1911 per eleggere il suo nuovo membro. Al primo turno Branly riceve 29 voti, la Curie 28 e Brillouin 1. Poiché la maggioranza è a 30 voti, viene organizzata una seconda votazione, in cui Branly ottiene 30 voti, contro i 28 della Curie. Branly vince dunque per due soli voti sulla Curie. Le reazioni dei sostenitori della Curie sono pesanti. La Curie, dopo questa sconfitta, non farà mai più domanda per un posto all’Accademia delle Scienze di Parigi.

9 Marie Curie a Genova, con il suo radio

Questa bocciatura a membro dell’Accademia delle Scienze di Parigi non ha comunque scalfito la fama che si stava sviluppando intorno a lei. Tutt’altro. Ne è riprova l’invito proprio nell’aprile 1911 da parte di Antonio Garbasso (dal 1903 Professore di Fisica Generale e Direttore dell’istituto Fisico dell’Università di Genova) a tenere a Genova il 24 aprile una conferenza su “La découverte du radium”, nell’ambito di un ciclo di “Conferenze sulla Fisica Teorica, Sperimentale ed Applicata”, organizzato da Garbasso per il grande pubblico. Quella di Genova è la prima conferenza che Marie Curie tiene fuori di Parigi (nel 1909 aveva rifiutato l’invito di partecipare al Congresso Annuale della Società Italiana per il Progresso delle Scienze svoltosi a Padova). Comunque anche la partecipazione a Genova è stata molto sofferta.

Sebbene la sua presenza fosse stata garantita, come Garbasso scrive a Vito Volterra il 14 aprile 1911: “La Signora Curie è sempre incerta e va su e giù come i titoli alla borsa; per il momento pare che si incammini, ma non si può mai essere tranquilli”. Come vedremo, questo era un momento molto tormentato per la Curie. Sotto minacce e ricatti, stava per scoppiare «Lo scandalo Langevin-Curie». Comunque alla fine Marie Curie terrà la sua conferenza a Genova (fig. 12, fig. 13). Dalla Sorbona era stato invitato anche il matematico Émile Borel, grande sostenitore della Curie nella battaglia per l’Accademia e anche nel caso Langevin-Curie.

Negli esperimenti che accompagnarono la conferenza (il cui materiale fu espressamente inviato per corriere da Parigi) venne aiutata dallo stesso Garbasso. Come riportato dalla stampa cittadina e anche da quella nazionale, il successo fu strepitoso.

Ecco il commento che Garbasso scrive a Volterra il giorno dopo (25 marzo 1911):
“Parlò per due ore, con una grande calma e un grandissimo ordine; un po’ fredda, ma chiara ed efficace. Fece delle bellissime esperienze, con dei mezzi veramente eccezionali. Aveva 40000 lire di radio, e le cose che abbiamo veduto vagamente altrove diventavano qui addirittura brillanti!”.

10 Marie Curie al Primo Congresso Solvay

Dopo questa conferenza a Genova, un’altra occasione per Marie Curie di “presenza internazionale” è la “Riunione” su “La théorie du rayonnement et les quanta”, tenutasi a Bruxelles tra il 30 ottobre e il 3 novembre e ora ricordata come il “Primo Congresso Solvay”.

Alla Riunione Marie Curie è invitata come rappresentante della Francia, assieme a M. Brillouin, P. Langevin, J. Perrin, H. Poincaré. In totale gli invitati erano venti, sei dei quali (H.A. Lorentz, W. Wien, Lord Rayleigh, E. Rutherford, Madame Curie, J.D. van der Waals) erano già stati insigniti del Premio Nobel, mentre altri cinque (W. Nernst, M. Planck, J. Perrin, A. Einstein, H. Kamerlingh Onnes) l’avrebbero ricevuto negli anni successivi.

Dei 5 rappresentanti francesi, hanno tenuto una relazione solo Langevin e Perrin. La Curie è intervenuta, in modo molto sporadico soltanto nelle discussioni a seguito delle relazioni, interessandosi in particolare al passaggio degli elettroni nella materia e riportando alcuni risultati recenti, ottenuti con Debierne (anche se Debierne non viene citato) sulle particelle alfa emesse dal polonio. Il Congresso è stato per la Curie un’occasione importante per farsi conoscere personalmente e per stringere nuovi rapporti internazionali. Famosa è la fotografia dei partecipanti, con lei, unica donna presente, tutta in nero, china vicino a Poincaré (fig. 14).

Proprio in concomitanza della fine della Congresso, il 4 novembre, la vita privata di Marie Curie viene messa in piazza, violata. Infatti, il quotidiano Le Journal fa scoppiare quello che sarà chiamato lo “scandalo Langevin-Curie”.

Lo “scandalo Langevin-Curie”

Sabato 4 Novembre 1911, il quotidiano francese Le Journal (750000 copie) pubblica un articolo in prima pagina (fig. 15) con tanto di foto di Marie Curie, a firma di Fernand Hauser, dal titolo: “Una storia d’amore. Madame Curie e il Professor Langevin”. Ecco l’inizio: “Mi sono chiesto se è vera la voce che circola a Parigi, dove si mormora che il Professor Langevin ha lasciato la sua casa per seguire la Signora Curie”. Segue quindi un’intervista alla suocera di Langevin. La suocera conferma e dichiara che hanno “delle lettere della Signora Curie ... Costituiscono la prova di quello che sospettavamo, di quello che già sapevamo senza poterlo affermare con sicurezza”.

La reazione della Curie è immediata. Scrive una lettera di protesta a un altro quotidiano francese, Le Temps, che viene poi pubblicata il 7 novembre. Il giornalista Hauser, su pressione di Debierne e di Danysz, le manda una lettera di scuse già il 5 novembre. Tutte e due le lettere sono poi pubblicate insieme da un altro quotidiano, Le Matin, l’8 novembre e anche da altre testate (fig. 16).

Scrive Marie Curie:
“Io considero come abominevole tutta l’intrusione della stampa e del pubblico nella vita privata. Questa intrusione è particolarmente criminale quando si tratta di persone che hanno manifestatamente consacrato la loro vita a delle preoccupazioni d’ordine elevato e di utilità generale.

Potrei dispensarmi di tutta la spiegazione su quello che è stato pubblicato al mio riguardo. La folle stravaganza delle accuse relative alla mia pretesa sparizione con il Signor Langevin mi ha obbligato a fare le più decise riserve sull’esattezza o l’autenticità di tutto quello che mi si potrà attribuire.

Non vi è nulla nelle mie azioni che mi obbliga a sentirmi sminuita. Non aggiungerò più nulla. Quale che sia la sofferenza che ho provato, io rinuncio a intraprendere dei provvedimenti immediati di fronte a ritrattazioni formali e a delle scuse che mi vengono rivolte. D’ora in poi, perseguirò rigorosamente qualsiasi pubblicazione di scritti a me attribuiti o accuse tendenziose sul mio conto. Così come ho il diritto, chiederò come risarcimento somme considerevoli che utilizzerò nell’interesse della scienza. M. Curie”.

Immediata è la lettera di scuse di Hauser.

“Parigi, 5 novembre 1911.

Signora, sono alla disperazione e vengo a porgervi le mie più umili scuse.

Sulla fede di informazioni concordanti, ho scritto l’articolo che sapete; sono stato ingannato; e del resto questo articolo non avrei dovuto in alcun modo scriverlo; e non posso capire, in questo momento, come la febbre del mio mestiere abbia potuto condurmi a un atto così detestabile.

Io sono crudelmente punito, Signora, dalle torture che provo, al pensiero del male che vi ho fatto.

Mi resta una sola consolazione, è che l’umile giornalista che sono non saprebbe con nessuno dei suoi scritti, appannare la gloria che vi circonda come un’aureola, né la considerazione che vi circonda.

Mai più, Signora, scriverò una parola, firmata o no, su questo doloroso caso, essendo troppo dispiaciuto di essere l’autore dell’articolo fatale che deploro. Volete accettare, Signora, le scuse che vi mando dal fondo del cuore?

E, inclinandomi rispettosamente davanti a voi, vi autorizzo, Signora, a fare di questa lettera l’uso che vi converrà, in particolare a pubblicarla.

Vostro molto afflitto, Fernand Hauser.”

Anche se la lettera di Hauser verrà pubblicata su molti giornali, ormai lo scandalo è dilagato, a partire già dal giorno dopo l’articolo di Hauser. Infatti, domenica 5 novembre Le Petit Journal (850000 copie) pubblica in prima pagina (fig. 17), con la foto della Curie, un’intervista alla moglie di Langevin dal titolo: “Romanzo in un laboratorio: l’avventura della Signora Curie e del Signor Langevin”.

L’articolo inizia così:
“Da tre anni mio marito intrattiene una relazione con la Signora Curie, lo so; la piena certezza, le prove materiali, che riservo alla giustizia, le ho avute diciotto mesi fa e anche più recentemente”. (Si tratta di lettere tra Langevin e la Curie che sono state trafugate da una loro casa presa in comune, da parte di un familiare della moglie di Langevin e su sua commissione).

12 L'annuncio del secondo Premio Nobel

Nel momento di massima attenzione dell’opinione pubblica verso lo "scandalo Langevin-Curie", Marie Curie viene insignita del Premio Nobel per la Chimica del 1911.

La Curie riceve il telegramma il 7 novembre. Il quotidiano Le Temps il 9 novembre annuncia, senza nessun scalpore, in un trafiletto interno, nella rubrica Nouvelles du Jour, che a Marie Curie è attribuito il Premio Nobel per la Chimica. Con la stessa indifferenza l’assegnazione del Premio alla Curie viene comunicata nello stesso giorno dal quotidiano L’Action Française. Anche in vista dell’annunciato Premio Nobel, per intervento del Presidente del Sindacato della stampa parigina (Jean Dupuy), spinti anche dall’avvocato di Marie Curie e di Langevin (Raymond Poincaré), i giornali sembrano mettere la sordina al caso. All’improvviso però, il 23 novembre esce il settimanale L’Oeuvre, diretto da Gustave Téry, con le prime dieci pagine dal contenuto altamente offensivo nei confronti di Langevin e della Curie, dal titolo, in prima pagina, “La verità sullo scandalo Langevin-Curie: per una madre” di Gustave Téry (fig. 18), in cui è riprodotta gran parte della corrispondenza privata di Marie Curie con Langevin, che era stata loro rubata. L’Oeuvre diventerà quotidiano nel 1915 (per merito anche dello scandalo Langevin-Curie) e sarà uno dei giornali più influenti in Francia.

L’articolo contiene anche commenti molto pesanti su Langevin, ma soprattutto sulla Curie, considerata come un corpo estraneo alla Francia, indicata come la “straniera”, nel senso negativo del termine e come tale trattata.

Naturalmente, con questa pubblicazione lo “scandalo Langevin-Curie” riesplode ancora più forte, addirittura con l’esecuzione di “duelli”. A quel tempo ci si batteva in duello molto spesso per lavare con il sangue dell’avversario i torti subiti. Anche per “il caso Langevin- Curie” infuriarono i duelli, almeno cinque, pubblicizzati su tutta la stampa. Il più eclatante, comunque, è quello in cui, la mattina alle 10.50 del 25 novembre 1911, Langevin sfida alla pistola l’autore dell’articolo de L’Oeuvre, Téry. Il duello che si concluse con un nulla di fatto, senza nessuna sparatoria, è descritto minuziosamente sulla stampa (fig. 19), facendo così accrescere ulteriormente il clamore intorno al caso, tanto che lo scandalo arriva anche all’estero, in particolare a Stoccolma. Comunque numerosi sono gli attestati di solidarietà che la Curie riceve (uno anche da Einstein).

13 Il Premio Nobel del 1911

Si avvicina il giorno della cerimonia a Stoccolma. Svante Arrhenius, chimico e fisico svedese, Premio Nobel per la Chimica nel 1903, membro dell’Accademia delle Scienze di Stoccolma e sostenitore della candidatura della Curie, venuto a conoscenza, attraverso la stampa locale, dello “scandalo Langevin-Curie” scrive alla Curie chiedendole di non recarsi a Stoccolma, e di telegrafare al Segretario dell’Accademia Svedese delle Scienze (P.O. Aurivillius) e, pro forma, anche a lui, che le “è impossibile di venire qui (a Stoccolma) il prossimo 10 dicembre”.

Le chiede anche di scrivere una lettera “dicendo che non desiderate ritirare il Premio prima che il processo Langevin non abbia mostrato che le accuse contro di voi sono assolutamente senza fondamento”. Comunque il processo a Langevin, previsto per l’8 dicembre non avvenne perché i coniugi Langevin decisero di giungere a un accordo fuori dai tribunali che portò alla separazione e al riconoscimento da parte di Langevin dei suoi torti. I Langevin si rappacificheranno dopo tre anni.

La risposta della Curie ad Arrhenius è durissima:
“Il comportamento che mi state consigliando mi sembra che sia un errore grave da parte mia. Infatti, il Premio mi è stato assegnato per la scoperta del radio e del polonio. Penso che non ci sia alcuna connessione tra il mio lavoro scientifico e i fatti della vita privata che delle pubblicazioni di basso livello hanno preteso di attribuirmi e che sono completamente snaturati.

Non posso accettare in linea di principio che l’apprezzamento del valore di un lavoro scientifico possa essere influenzato da diffamazioni e da calunnie riguardanti la vita privata. Sono convinta che questa opinione sia condivisa da molte altre persone. Sono molto dispiaciuta che anche voi non siate di questo avviso”.

Marie Curie non dà retta ad Arrhenius e, accompagnata dalla sorella, Bronislawa Dluska, e dalla figlia Irene, si presenta a Stoccolma il 10 dicembre (fig. 20). La sera stessa partecipa al banchetto ufficiale del Nobel.

Il giorno dopo pronuncia il suo discorso in Accademia e partecipa alla cena con il re. Interviene in tutte le altre feste in suo onore e partecipa anche a un banchetto di 300 donne svedesi laureate, organizzato presso il Museo all’aperto Skansen a Stoccolma, il 14 dicembre (fig. 21).

Nella corsa al Nobel del 1911, Marie Curie ha due sostenitori importanti: G. Darboux, famoso matematico francese, dal 1900 nominato Presidente Permanente dell’Accademia delle Scienze di Parigi, e S. Arrhenius.

In Tabella III sono riportati i “Nominati” e i “Nominatori” del Premio. Come si può vedere anche Walther Nernst (Nobel nel 1920) e William Perkin Jr. avevano due sostenitori, mentre Alfred Werner (Nobel nel 1913) ne aveva tre.

Comunque alla fine viene eletta Marie Curie con questa motivazione: “Per i suoi servizi al progresso della chimica con la scoperta degli elementi radio e polonio, con l’isolamento del radio e con lo studio della natura e dei composti di questo straordinario elemento.”

Non c’è nessuna sovrapposizione con il precedente Premio Nobel, in cui non era stato fatto nessun riferimento ai nuovi elementi chimici scoperti. Nella sua Nobel Lecture, dedicata alla “Presentazione del radio come un nuovo elemento chimico”, Marie Curie, anche se molto spesso usa le espressioni “io ho...”, “a me ...”, in sostanza celebra l’opera in comune con il marito. Scrive:
“Vorrei ricordare che le scoperte del radio e del polonio sono state fatte da Pierre Curie in collaborazione con me. Siamo debitori a Pierre Curie anche per la ricerca di base nel campo della radioattività, che è stata condotta da lui da solo, e anche in collaborazione con i suoi allievi.

Il lavoro chimico volto ad isolare il radio allo stato di sale puro, e a caratterizzarlo come nuovo elemento è stato svolto soprattutto da me, ma è intimamente connesso con il nostro lavoro comune. Sento quindi di interpretare correttamente l’intenzione dell’Accademia delle Scienze nel ritenere che il conferimento a me di questa alta distinzione è motivato da questo lavoro comune e rende quindi omaggio alla memoria di Pierre Curie”.

Molto simile è il discorso, in francese, tenuto al banchetto ufficiale dell’Istituto Nobel e trascritto dalla sorella.

Al rientro da Stoccolma, Marie Curie, già provata fisicamente, si ammala gravemente ed esce di scena dal mondo scientifico per circa un anno. Ricomparirà nel suo laboratorio, come mostra un suo quaderno, alla fine del 1912, per riprendere una vita piena di iniziative volte ad accrescere il prestigio della Francia, da brava cittadina francese.

14 Perché un secondo Premio Nobel a Marie Curie?

Se andiamo ad analizzare le pubblicazioni scientifiche di Marie Curie, dopo che è rimasta sola (marzo 1906) fino al suo conferimento del Premio Nobel (novembre 1911) non c’è una particolare nuova scoperta, meritevole di per sé di un secondo Premio Nobel. Allora perché questo premio? La ragione va ricercata nel clima culturale che nel 1911 si è andato a creare intorno al radio e che la stessa Marie Curie ha contribuito a far nascere e crescere.

Alla fine degli anni Dieci del secolo scorso, soprattutto grazie allo sviluppo delle applicazioni del radio in campo medico e non solo (cura della persona, etc.), il radio diventa in assoluto l’elemento più popolare esistente. Il radio poi era l’unico elemento radioattivo ad essere prodotto industrialmente.

In questo clima, che ci consente di parlare di “epopea del radio”, è naturale pensare di attribuire il Premio Nobel in Chimica a chi ha scoperto questo elemento (il premio Nobel del 1903 non parlava esplicitamente della scoperta di nuovi elementi radioattivi e tanto meno della scoperta del radio) o quanto meno di premiare chi rappresenta il simbolo di questo elemento. Da questo punto di vista, la scelta non poteva che cadere su Marie Curie. Nella Relazione per il Premio Nobel 1911 troviamo, infatti, scritto:
“In considerazione dell’enorme significato che la scoperta del radio ha avuto prima per la chimica, poi per molti altri rami della conoscenza e delle attività umane, la Reale Accademia delle Scienze si ritiene ben giustificata nell’assegnare il Premio Nobel per la Chimica all’unico superstite del due scienziati ai quali dobbiamo questa scoperta, a Mme Marie Sklodowska Curie”.

In questa decisione di attribuire a Marie Curie questo altro Premio Nobel certamente ha anche influito quanto lei, dopo la morte del marito, è riuscita a fare. Merito della Curie era infatti quello di essere riuscita a far sopravvivere la coppia “Curie”, prendendone lei il posto, sia scientificamente, sia istituzionalmente (la cattedra alla Sorbona), sia con grandi imprese (L’Institut du Radium) sia come immagine, sia come presenza.

Potremmo addirittura dire che con la sua tenacia, con la sua perseveranza, con la sua passione per il radio, Marie Curie si è costruita da sola il suo secondo Premio Nobel. Insomma, dopo la perdita del marito, Marie Curie è disperata circa il suo futuro. Però riesce subito a tirarsi su e prosegue a fare quello che avrebbe fatto con il marito in vita: continuare a studiare il radio. In fondo non fa niente di eccezionale (perfeziona il peso atomico, fa il campione di radio, fa, con Debierne, il radio metallico). Però dimostra che, non ostante che sia una donna, è in grado di andare avanti.

È così brava che non solo riesce a far sopravvivere il “mito della coppia Curie”, ma anche di passare da una situazione in cui è “la vedova del grande scienziato”, a una situazione in cui è il simbolo della nuova fisica.

Credo che se la cosa fosse stata invertita tra lei e Pierre, a Pierre non avrebbero dato il secondo Premio Nobel. Il suo comportamento sarebbe stato scontato! Da lui, uno se l’aspettava, da Marie, donna, assolutamente no.

In conclusione, potremmo dire che il Premio del 1911 le è stato dato, non solo perché “unico superstite della coppia”, ma anche perchè donna che ha saputo rimanere a galla.

Donna però cosciente che senza la presenza del marito non sarebbe diventata quello che è diventata: il simbolo della fisica al femminile.

Ringraziamenti

Un grazie di cuore a Luisa Cifarelli per avermi suggerito questo argomento di ricerca e per aver letto con grande impegno il manoscritto. Un ringraziamento va anche a Francesco Guerra e a Matteo Leone che mi hanno aiutato nel reperire la bibliografia. Questo lavoro non sarebbe stato possibile senza il contributo di Aurélie Lemoine del Musée et Archives de l’Institut du Radium Pierre et Marie Curie, Frédéric et Irène Joliot (Parigi), che mi ha insegnato a muovermi nel labirinto degli archivi francesi e che mi ha guidato verso importanti letture.