Claudio Villi and the reform of INFN

Alessandro Pascolini


Claudio Villi e la riforma dell'INFN

1 L’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare

Per comprendere a pieno la portata delle riforme del 1972 occorre seguire le travagliate vicende istituzionali dell’INFN dalla sua costituzione nell’ambito del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) al suo affrancamento dal Comitato Nazionale per l’Energia Nucleare (CNEN).

L’INFN venne creato dopo le distruzioni e dispersioni causate dalla seconda guerra mondiale per mantenere viva e sviluppare la tradizione culturale e scientifica fiorita negli anni ‘30 con le ricerche di fisica nucleare della scuola di Enrico Fermi a Roma e sulla radiazione cosmica presso le università di Firenze, Milano e Padova. I principali ispiratori delle prime fasi dell’INFN furono Edoardo Amaldi e Gilberto Bernardini.

1.1 Fra CNR e CNRN

Nell’immediato dopoguerra, per poter sostenere la ricerca nucleare fondamentale in un’assenza quasi totale di finanziamenti universitari, Amaldi, Antonio Rostagni e Gleb Watagin si rivolsero al CNR e costituirono, rispettivamente, il Centro di studio per la fisica nucleare a Roma, il Centro di studio degli joni veloci a Padova e il Centro sperimentale e teorico di fisica nucleare a Torino.

In attesa di una definizione della politica nucleare nazionale, per garantire la continuità delle risorse del CNR a favore della fisica nucleare, Amaldi, di concerto con Rostagni e Watagin, convinse il presidente del CNR Gustavo Colonnetti a creare l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (8 agosto 1951) per “iI coordinamento dell’attività scientifica” dei tre centri di studio; data la possibilità di ampliare l’Istituto con “altri organi di studio e di ricerca”, venne creato un quarto centro a Milano, diretto da Giorgio Salvini. L’INFN era retto da “un consiglio direttivo composto dai direttori dei Centri di studio”, nominato dal presidente del CNR.

Celebrando il XXV anniversario dell’INFN, Villi osserverà come “l’istituzione dell’INFN va considerata come un momento essenziale della ricostruzione del Paese, dato che in quegli anni l’INFN ha svolto un ruolo trainante nel risveglio di tutta la ricerca scientifica nazionale e nel dare slancio alla ricerca all’interno dell’Università”.

Le attività di ricerca riguardavano primariamente lo studio delle particelle subatomiche presenti nella radiazione cosmica, mediante rivelatori installati in laboratori in alta montagna, in particolare alla Testa Grigia nel massiccio del Cervino e al Pian de la Fedaia sulla Marmolada (fig. 1).

Il 26 giugno 1952 venne istituito il Comitato Nazionale per le Ricerche Nucleari (CNRN) con il compito primario di finanziare e sviluppare le ricerche di fisica nucleare applicata (nella prospettiva primaria di impianti elettronucleari) ma anche di coordinare le ricerche di fisica fondamentale svolte dall’INFN.

L’INFN venne conseguentemente riformato (9 luglio 1952): i centri diventano “sezioni” e il laboratorio della Testa Grigia diviene “struttura di ricerca comune” dell’istituto. Le sezioni hanno sede presso gli istituti di fisica delle università e universitario è il personale impegnato nelle ricerche. Il consiglio direttivo (CD) viene ampliato con la figura del presidente dell’INFN, nominato dal presidente del CNR; il primo presidente fu Bernardini. Il CD acquisisce un effettivo potere di coordinamento dei programmi delle sezioni modulandone i finanziamenti, anche al fine di mantenere una politica unitaria nelle collaborazioni internazionali, in particolare nella prospettiva della sperimentazione agli acceleratori del laboratorio comunitario europeo del CERN, in fase di realizzazione.

I finanziamenti resi disponibili all’INFN aumentano notevolmente, con una dotazione annua di 200 milioni di lire, rendendo praticabile la realizzazione di un acceleratore di particelle in Italia, obiettivo perseguito invano prima della guerra; il 19 gennaio 1953 il CD dell’INFN approva all’unanimità la costruzione di una macchina con un’energia di 500–1000 MeV, finanziata riducendo le dotazioni delle sezioni. Viene istituito un gruppo ad hoc affidato a Salvini, nella prospettiva della creazione dell’acceleratore nazionale in un centro interuniversitario indipendente, con laboratori, officine e servizi propri.

La “sezione autonoma acceleratore”, con sede prima a Pisa e quindi a Roma, rapidamente elabora il progetto esecutivo di un elettrosincrotrone da 1000 MeV e nel 1957 viene trasformata nel “Laboratorio Nazionale di Frascati” (LNF) gestito direttamente dal CNRN, ma con la responsabilità scientifica dell’INFN. L’agilità amministrativa e la libertà d’azione nella scelta e assunzione del personale con contratti privatistici e a trattativa individuale (caratteristiche uniche e irripetibili della gestione del CNRN di quegli anni) permisero la realizzazione in tempi rapidi dell’acceleratore (fig. 2) e di tutti i servizi tecnici necessari, e già nel 1959 poteva iniziare la fase sperimentale, aperta a tutte le sezioni dell’INFN.

Dalla seconda metà degli anni ‘50 si ha una sensibile crescita di fisici in varie università italiane, anche a seguito dell’istituzione di nuove cattedre e le prospettive di ricerca al CERN e a Frascati, e le 4 sezioni iniziano a sostenere finanziariamente iniziative coerenti con i propri programmi presso altre sedi, creando nuove sezioni, sotto-sezioni e gruppi collegati, mentre dal 1960 fondi regionali sostengono la “sezione siciliana” dislocata a Palermo, Catania e Messina. Nel CD rimangono i soli direttori delle “sezioni madre”.

1.2 Nell’orbita del CNEN

Il CNRN fu trasformato dalla legge 933 nel Comitato Nazionale per l’Energia Nucleare (CNEN, 11 agosto 1960), finalmente ente di diritto pubblico; l’INFN doveva venir “riordinato”, con norme “relative anche allo statuto ed all’inquadramento del personale dell’Istituto stesso”, personale assunto al di fuori di regole precise e univoche presso le varie sezioni. Su iniziativa di Amaldi, nuovo presidente dell’INFN, CNEN e CNR trovarono un accordo per la creazione di una “fondazione INFN”, dotata di preciso stato giuridico, con autonomia scientifica e amministrativa e indipendente da ciascuno dei due enti e da loro finanziata; l’opposizione del Ministro della pubblica istruzione bloccò il progetto e l’INFN rimase in una condizione di vaghezza istituzionale, incertezza finanziaria e imprecisa collocazione fra CNEN e CNR.

Gli anni ‘60 vedono ai LNF uno sviluppo originale e di portata storica per la fisica delle particelle: nel febbraio 1960 Bruno Touschek propone di far collidere un fascio di particelle (elettroni) contro un fascio di antiparticelle (positroni) accelerati simultaneamente in una macchina di nuova concezione. In tale modo si possono creare stati di “energia pura”, che possono evolvere in una varietà di strutture materiali con altissime concentrazioni di energia. AdA (fig. 3), il prototipo di un tale anello elettrone-positrone, fu immediatamente realizzato (con un finanziamento straordinario dal CNEN di 20 milioni) verificando la fattibilità della nuova linea di acceleratori, che sarà sviluppata in molti laboratori mondiali.

Nel 1961 il CD dell’INFN approvò la costruzione ai LNF di Adone (fig. 4), un anello di accumulazione elettrone-positrone con energia di 1,5 GeV per fascio. Adone entrò in funzione alla fine del 1969, con ritardi dovuti a problemi tecnologici e sindacali e alla crisi politica del CNEN a seguito del “caso Ippolito”.

Le macchine di Frascati e gli acceleratori del CERN erano dedicati allo studio delle proprietà delle particelle subnucleari, dette convenzionalmente “elementari”, e delle loro interazioni; presso molte sezioni dell’INFN si conducevano ricerche anche sulle proprietà dell’equilibrio e dell’evoluzione dei nuclei atomici. Le ricerche di fisica nucleare richiedono acceleratori dedicati di energia inferiore rispetto ai grandi sincrotroni ma di alte prestazioni e apparati sperimentali più semplici di quelli necessari per la fisica delle particelle.

Buone risorse strumentali esistevano presso le sezioni di Torino, Milano e Catania e presso il Centro di ricerche nucleari creato nel 1960 dall’università di Padova a Legnaro, ed erano in via di sviluppo a Frascati.

Le limitazioni di bilancio costrinsero l’INFN a relegare in secondo piano il supporto alla fisica dei nuclei, rispetto alla priorità data alla fisica delle particelle e alla partecipazione agli sviluppi del CERN. Per fronteggiare la situazione finanziaria il CD dell’INFN promosse (dicembre 1960) la stipulazione di un contratto di associazione EURATOM/CNEN-INFN per il finanziamento della fisica dei nuclei.

II contratto nacque come un espediente per superare difficoltà finanziarie, ma creò disagio ai fisici nucleari italiani per il permanente contenzioso sulla natura dell’attività di ricerca, che l’EURATOM imponeva essere tipicamente applicativa, e per la sensazione di essere emarginati dalle strutture dell’INFN. Il problema creò una situazione di crisi nell’INFN, che comportò una decisa reazione di Villi.

Il CD pose fine al contratto nel 1967, inserendo le ricerche nel campo della fisica dei nuclei nel quadro dei mezzi finanziari dell’INFN. Un segno esplicito e definitivo venne con il pieno riconoscimento della dimensione nazionale dei laboratori di Legnaro (fig. 5), che furono trasformati nei Laboratori Nazionali di Legnaro dell’INFN (LNL) a seguito di una specifica convenzione con l’Università di Padova (luglio 1968).

Su pressione di Salvini, allora presidente dell’INFN, Giulio Andreotti, ministro dell’industria e presidente del CNEN, emise il decreto ministeriale di riordino 26 luglio 1967, per cui “l’Istituto nazionale di fisica nucleare ha sede in Frascati presso il laboratorio nazionale del Comitato nazionale per l’energia nucleare ed è articolato in laboratori, sezioni, sottosezioni e gruppi collegati. Sono organi dell’Istituto nazionale di fisica nucleare: 1) il Presidente; 2) il Consiglio direttivo; 3) la Giunta esecutiva; 4) il Collegio dei revisori dei conti. Il presidente, nominato dal Ministro della pubblica istruzione di concerto con quello dell’industria, del commercio e dell’artigianato ed il Ministro per il coordinamento delle iniziative per la ricerca scientifica e tecnologica, sarà scelto, su parere del consiglio direttivo dell’Istituto, tra i professori universitari di ruolo di discipline fisiche o fra gli esperti delle discipline stesse.”

Va osservato che a tutt’oggi il governo non ha mai disatteso le indicazioni del CD per la nomina del presidente. Il decreto non risolse i problemi della personalità giuridica e dei rapporti con il CNEN e il CNR, né strutturò l’organizzazione interna. Il 23 novembre si raggiunse una convenzione CNEN/INFN per i LNF, che rimanevano a tutti gli effetti nel CNEN ma per i quali l’INFN predisponeva i piani di attività e finanziari e nominava il direttore. Intanto, dal 1966 il CNEN versava direttamente all’INFN il contributo annuale di pertinenza, in modo che l’INFN potesse gestire autonomamente il proprio bilancio.

Il bilancio 1969 dell’INFN fu di 4947 milioni di lire, e il personale impegnato nei programmi comprendeva 58 ricercatori e 472 fra tecnici e amministrativi dipendenti oltre a 313 docenti e 221 tecnici universitari. La fig. 6 presenta l’organigramma dell’INFN al 31 dicembre 1969.

2 Claudio Villi

Per comprendere i suoi modi di agire durante la presidenza dell’INFN è d’aiuto considerare alcuni momenti della sua biografia, che fanno emergere tratti del suo carattere, caratterizzato da autonomia di pensiero, fantasia, e ricerca di soluzioni in forma strutturale.

Claudio Villi nacque a Trieste nel 1922 e fino dai tempi del ginnasio dimostrò due aspetti cruciali della sua personalità: interesse e capacità nella scienza e attivo impegno politico. Avendo espresso pubblicamente il proprio dissenso sul trattamento discriminatorio riservato agli studenti ebrei e a quelli di origine slava, in seguito a un intervento del Partito nazionale fascista, la famiglia fu costretta a ritirarlo dal liceo e Villi proseguì gli studi privatamente. Nel 1939, “giustamente” sospettato di propaganda antifascista, fu sottoposto ad “ammonizione di polizia”, che comportava restrizioni della libertà personale e gli impedì di seguire le lezioni del corso di laurea in fisica dell’Università di Padova cui si era iscritto nel 1940.

Nel 1941 fu arrestato, condannato a morte e detenuto nel carcere militare di Peschiera del Garda. Riacquistata fortunosamente la libertà dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, entrò in clandestinità e si diresse verso sud per raggiungere le truppe alleate, alle quali si unì nell’ottobre successivo. Inquadrato come ufficiale in reparti speciali del quartier generale della VIII Armata britannica, svolse numerose missioni di collegamento con le formazioni partigiane italiane e con l’esercito di liberazione jugoslavo, per le quali fu decorato con la Military Cross & Bar.

2.1 Villi e la questione giuliana

Nel maggio 1945 Villi rientrò a Trieste, allora sotto il controllo militare alleato.

“Dal 1945 al 1948 fu politicamente impegnato nella cosiddetta ‘questione di Trieste’. Sostenne che il vero problema politico era di ricercare un accordo internazionale per risolvere la ‘questione della Venezia Giulia’ nella sua globalità, e che l’unica soluzione capace di evitare la spartizione della Venezia Giulia fra Italia e Yugoslavia era di ottenere il riconoscimento internazionale dell’esistenza di un nuovo Stato, la Repubblica della Venezia Giulia, con confini territoriali drasticamente modificati rispetto a quanto previsto dall’accordo internazionale di Roma del 27 gennaio 1924. Con il proposito di opporsi al Partito Comunista Triestino e alla Unione Antifascista Italo-Slovena che sostenevano l’annessione di Trieste alla Repubblica Federativa Yugoslava, nel 1946 Villi fondò il Partito Comunista della Venezia Giulia, del quale fu eletto Segretario Generale. ... L’impotenza politica e la pavidità del governo italiano, e l’aggressività del nazionalismo slavo, provocarono ii fallimento di tutte le iniziative intraprese con lo scopo di assicurare una civile onvivenza alle comunità italiana, slovena e croata nell’ambito di un nuovo Stato sovrano. A seguito di drammatici conflitti Villi risultò politicamente sconfitto.”

Per proteggere la sua incolumità, il Governo Militare Alleato del Territorio Libero di Trieste lo “invitò ad abbandonare Trieste ed a trascorrere un periodo di riposo in Inghilterra”, dove tentò di riprendere gli studi, facendo buon uso della benevolenza di Max Born, Rudolf Peierls e Leon Rosenfeld.

Molti anni più tardi Villi ricordava di aver steso in dettaglio il testo del trattato internazionale per l’istituzione del nuovo stato e definito la costituzione della “sua” repubblica multietnica e multilinguistica, basata su un assetto democratico di libero mercato temperato da politiche di piano, “un’anticipazione ideologica e politica del ‘compromesso storico’ propugnato da Enrico Berlinguer”. Questo evento mostra il suo caratteristico atteggiamento di fronte ai problemi: la capacità di individuare la dimensione reale delle questioni, la fantasia nel cercare soluzioni originali, anche rompendo inquadramenti ideologici, la lucidità progettuale per soluzioni strutturali a lungo termine rispetto a interventi sporadici ad hoc.

Tornato in Italia, nel 1951 conseguì la laurea in fisica presso l’Università di Trieste. Negli anni successivi ebbe incarichi didattici a Trieste e a Padova e nel 1955 conseguì la libera docenza in fisica teorica. Il suo contributo scientifico più rilevante fu l’elaborazione nel 1956, insieme a Ezio Clementel, di un primo modello dell’interazione elettromagnetica di elettroni di alta energia con protoni, che prevedeva una struttura interna dei protoni. Nell’anno accademico 1960-61 vinse la cattedra di fisica teorica nell’Università di Parma e nell’anno successivo fu chiamato sulla cattedra di fisica nucleare appena istituita dall’Università di Padova, dove rimase definitivamente.

2.2 Villi e la fisica dei nuclei

Un atteggiamento analogo alla creazione della repubblica giuliana si ritrova, mutatis mutandis, nel suo approccio al problema della fisica dei nuclei atomici in Italia dopo la stipula del contratto EURATOM/CNEN-INFN.

“Tale contratto ruppe l’unità fra i fisici impegnati nella ricerca nucleare fondamentale. Villi prese posizione contro il fatto che l’INFN si avviasse a diventare esclusivamente un Istituto ‘delle particelle elementari’ e che la fisica nucleare fosse istituzionalmente posta in una posizione ancillare, cosicché lo sviluppo di questa fosse di fatto subordinato allo sviluppo di quella. ... Quando apparve chiaro (anche per esplicita dichiarazione di alcune autorevoli personalità dell’INFN) che tutto lo sviluppo della fisica in Italia avrebbe dovuto essere subordinato alla realizzazione di quest’ultima grande impresa europea [il protosincrotone da 400 GeV], scoppiò una profonda crisi all’interno dell’INFN. Per superare la crisi Villi propose di procedere alla ‘democratizzazione’ dell’INFN, dotandolo di adeguate strutture decisionali, di istituire i Consigli di Sezione e di formulare il primo Piano Quinquennale della Ricerca dell’INFN. Le sue proposte furono accolte con molte riserve dagli organi dirigenti dell’INFN e dalla totalità dei ricercatori.”

Le perplessità del CD indussero Villi a dare nel 1966 le dimissioni dall’INFN e a considerare la prospettiva della costituzione di un ‘INFN del Nord’. A seguito del ripensamento del CD e alla piena “integrazione della fisica dei nuclei nell’INFN, Villi accolse l’invito del presidente a ritirare le dimissioni”. Nel 1968 fu eletto membro della giunta esecutiva, nel 1959 vice-presidente e presidente per due mandati dal 1970; nel 1976 divenne, secondo la prassi, vice-presidente, e nello stesso anno fu eletto senatore.

3 La riforma dell’INFN

I sei anni della presidenza di Villi si svolsero in un periodo particolarmente difficile per il paese, che vide succedersi ben 8 governi con 357 giorni di crisi di governo, visse un’altissima conflittualità sindacale (anche del personale dipendente e dei collaboratori universitari dell’INFN), con una media di circa due ore mensili di sciopero per addetto, e subì il balzo dell’inflazione dal 5% del 1970 al 10,73% del 1973 e al 19,45% del 1974, spinta anche dalla “crisi energetica”. Intanto una dozzina di organizzazioni terroristiche, incluse le Brigate Rosse, compivano quotidiani atti di violenza, con 6 gravi stragi, da quella di piazza Fontana a Milano (12 dicembre 1969) a quella dell’Italicus (4 agosto 1974).

Villi giunse alla presidenza dell’INFN con una diretta conoscenza dei problemi dell’ente, acquisita come membro di giunta e vice-presidente, e con un quadro complessivo della ricerca fisica italiana e delle sue prospettive, maturato anche nei lavori per la definizione del Piano quinquennale per la ricerca fisica in Italia (1964–1969).

“Nel momento in cui assunsi la presidenza dell’INFN, l’INFN era molto cresciuto rispetto alla sua origine ed operava in un ambiente molto diverso da quello nel quale era stato fondato. La situazione generale del Paese, politicamente instabile, nonché il risveglio dei sindacati, avevano fortemente inciso nelle università, dove l’Istituto operava, e rendevano assai difficile lo svolgimento dell’attività di ricerca. Un’attenta analisi della situazione rendeva indispensabile dotare l’Istituto di una struttura decisionale ed organizzativa diversa da quella che possedeva all’inizio del 1970 e ciò per consentire una più viva partecipazione dei fisici e dei tecnici all’attività complessiva dell’Istituto, al fine di garantire che la competitività scientifica fosse costruttiva e non distruttiva. ... Dall’analisi critica di questo complicato intreccio di situazioni ebbe origine un generale processo di rinnovamento dell’INFN che il Consiglio direttivo attuò nel periodo 1970–1975, con una strategia realistica, spesso contro le lentezze della storia, i compromessi della politica e la viscosità della burocrazia.”

3.1 Obiettivi e presupposti ideologici della presidenza Villi

Villi aveva un preciso piano d’azione per la sua presidenza: raggiungere una chiara e definitiva collocazione dell’INFN nel contesto istituzionale italiano e internazionale, sulla base di strumenti formali; acquisire in toto le attività di fisica nucleare e subnucleare fondamentale in Italia; ristrutturare in modo permanente l’INFN realizzando una forma efficiente di democrazia partecipata; introdurre criteri di verifica incrociata delle attività; mantenere il rapporto privilegiato con l’università; riorganizzare il settore amministrativo con una minima struttura burocratica; definire il trattamento e il regolamento del personale; promuovere uno sviluppo adeguato alla nuova dimensione della ricerca, basato su piani quinquennali.

Villi parte da una precisa impostazione ideologica sul ruolo della ricerca nella società e cultura contemporanea. “La componente tecnologica del programma sociale è, in ogni epoca storica, in un ben determinato rapporto di interdipendenza con la componente culturale, cosicché lo sviluppo economico e sociale della collettività è una funzione del programma sociale: ... la ricerca scientifica, quindi, non influenza solo la componente tecnologica del programma sociale, ma anche quella culturale e, conseguentemente, il suo effetto globale sul profilo storico della collettività è di portata ben più ampia della produzione di un sapere tecnicamente valorizzabile. ... La funzione della ricerca scientifica è di produrre, in condizioni storiche determinate, l’entropia negativa indispensabile a compensare il progressivo aumento di disordine termodinamico del sistema economico, e tale compensazione avviene attraverso la funzione cumulativa della cultura e distributiva della conoscenza che spetta all’Università, e attraverso la funzione accrescitiva e innovativa della conoscenza che spetta alla ricerca scientifica. ... Le sollecitazioni ideali degli atteggiamenti, delle zioni e delle iniziative da me assunte nel periodo 1970–1975 in qualità di Presidente dell’INFN trovano la loro coerente collocazione entro l’orizzonte più sopra abbozzato.”

Villi dedicò tutte le sue energie e capacità al raggiungimento degli obiettivi che si era proposto, superando enormi difficoltà nel momento in cui ebbe a scontrarsi con mentalità chiuse al rinnovamento, la difesa dei “diritti acquisiti” da parte delle organizzazioni sindacali, interessi dei partiti politici e resistenze della burocrazia, oltre ai problemi finanziari del paese.

In particolare vide respinto dai sindacati e dal governo il suo regolamento del personale; il parlamento nella formulazione della legge della normativa del parastato non tenne conto della proposta dei presidenti di CNR, Alessandro Faedo, CNEN, Ezio Clementel, e INFN, per uno status specifico degli enti di ricerca; il CIPE ridimensionò pesantemente il piano di sviluppo 1974–78 dell’INFN, con la soppressione dei progetti superAdone e del laboratorio del Nord-Ovest e la riduzione dei finanziamenti previsti; del piano riuscì a salvare la partecipazione significativa alla ricerca al uper-protosincrotrone del CERN, lo sviluppo strumentale della fisica nucleare a Legnaro (con la dotazione di un acceleratore di ioni pesanti), Milano e Catania e il potenziamento tecnologico delle sezioni. Dovette infine ridimensionare il suo progetto di acquisizione dei LNF (fig. 7), a causa della resistenza di parte del personale e dell’opposizione dei sindacati e di alcuni partiti politici.

Invece Villi riuscì pienamente nella ristrutturazione dell’Istituto, nella sua omogeneizzazione culturale e compattazione geografica, nonché nella creazione di una fitta rete di rapporti formali con ministeri, i massimi enti di ricerca italiani, alcune regioni e in particolare con le università. “Occorreva inventare un nuovo rapporto tra INFN e Università, in base al quale l’INFN, pur rimanendo fedele alla sua vocazione universitaria, potesse assolvere ai propri fini istituzionali senza subire le derive delle vicende universitarie: ciò implicava la rinuncia all’antica consuetudine dell’INFN di sostituirsi, ove necessario, all’Università.”

Il periodo della sua presidenza fu anche caratterizzato da una vivace attività sul piano internazionale, con apertura di relazioni ufficiali con enti e istituti di ricerca, il CERN, l’EURATOM e l’ICTP in primis e con istituti omologhi degli USA, Giappone e Unione Sovietica e l’Accademia sinica delle scienze.

3.2 Personalità giuridica e riorganizzazione dell’assetto strutturale

Il primo cruciale obiettivo raggiunto fu la piena personalità giuridica dell’INFN e l’emancipazione finanziaria dal CNEN. La Legge 15 dicembre 1971, n. 1240 per la ristrutturazione CNEN stabilisce infatti: “L’Istituto nazionale di fisica nucleare... è ente di diritto pubblico con bilancio autonomo. Il Ministro per l’industria, il commercio e l’artigianato, di concerto con il Ministro per la pubblica istruzione, determina quali beni patrimoniali del CNEN debbano essere ceduti all’INFN in relazione ai compiti ad esso affidati, ed il CNEN è autorizzato ad effettuare la cessione all’INFN dei beni così determinati (Articolo 25). Il Comitato interministeriale per la programmazione economica delibera su programmi pluriennali predisposti dall’INFN (Articolo 26). I provvedimenti legislativi relativi al finanziamento dei programmi pluriennali dell’INFN, approvati dal CIPE saranno proposti su iniziativa del Ministero della pubblica istruzione di concerto con quello del tesoro (Articolo 27).”

Si trattava ora di dare una “costituzione” all’ente, definirne la struttura interna e le relazioni con il “mondo” esterno. Villi affrontò prioritariamente la definizione dei ruoli dei massimi organi decisionali, in modo da garantire una precisa linea di governo dell’istituto, garantendo efficienza e compartecipazione.

“All’inizio del 1970 due distinte opinioni si scontravano circa il modo secondo cui dovevano essere impostati i rapporti tra il Presidente dell’Istituto, la Giunta Esecutiva e il Consiglio Direttivo. Secondo taluni, la Giunta Esecutiva e il Presidente, unitamente al Consiglio Direttivo, dovevano affrontare collegialmente i problemi dell’Istituto, collegialmente ricercarne le soluzioni ed assumere le decisioni. ... Altri, invece, sostenevano che la Giunta Esecutiva avrebbe dovuto operare come se fosse una specie di Consiglio di Amministrazione e il Consiglio Direttivo avrebbe dovuto trasformarsi in Consiglio Scientifico dell’Istituto. Entrambi i punti di vista ... erano inaccettabili per un ente di ricerca: il primo perché ingenuamente assembleare e ii secondo perché destinato a provocare l’involuzione burocratica dell’INFN in nome di una presunta maggiore efficienza.”

La soluzione venne basata sull’attuazione sistematica dello statuto del 1967, in base al quale la Giunta e il Presidente “hanno il compito di preparare la documentazione necessaria per il Consiglio Direttivo, e di esprimere sui vari problemi dell’Istituto il proprio motivato parere da sottoporre al Consiglio Direttivo ... il quale assume le decisioni in merito, dopo aver partecipato creativamente al loro esame critico.”

Orientato da una lucidità progettuale di lungo periodo, Villi guidava i membri del CD (fig. 8) con determinazione e al tempo stesso con una capacità di mediazione che era frutto dell’esperienza politica, facendo loro sentire di essere protagonisti di un progetto di portata storica.

Sulle questioni più importanti il CD veniva spesso impegnato per due giorni consecutivi; all’inizio dei lavori Villi presentava le questioni all’ordine del giorno, illustrando di ciascuna i molteplici aspetti e le implicazioni, ma senza suggerire soluzioni; veniva quindi aperta la discussione con la partecipazione di tutti i membri del consiglio, spesso con vivaci contrapposizioni; la mattina del secondo giorno egli faceva una sintesi delle posizioni emerse, dimostrando meriti e debolezze di ciascuna, fino a far emergere la propria soluzione, che si imponeva al CD come logicamente inattaccabile.

Villi nel suo programma di riforma trovò piena collaborazione da parte dei membri della giunta che si sono succeduti: Pietro Bassi, Fabio Ferrari, Alberto Gigli Berzolari, Luciano Guerriero, Salvini e Gherardo Stoppini.

3.3 Ristrutturazione degli organi scientifici e gestionali dell’INFN

Villi si convince che: “per attuare, senza limitazioni e chiusure, questo modo di governare l’Istituto, era necessario riconoscere a tutto il personale ricercatore e tecnico-ammistrativo, dipendente e collaboratore, il diritto di compartecipare, nei modi e nei limiti stabiliti da norme opportune, alla gestione dell’INFN: per raggiungere questo obiettivo, che si ispira all’art. 46 della Costituzione della Repubblica esteso ad un ente di ricerca, era necessario costruire nuove strutture all’interno”.

Tali strutture dovevano tener conto dell’esigenza di garantire il coordinamento della ricerca svolta da gruppi spesso assai numerosi e operanti in ampie collaborazioni internazionali e al contempo attuare la democrazia nel lavoro di ricerca e di produzione di conoscenza e cultura. “In assenza di un ‘diritto della ricerca’, si esplorò la possibilità di individuare strutture scientifiche e gestionali che assicurassero ad ogni ricercatore il diritto di compartecipare uti singulus alla definizione e alla gestione dei programmi di ricerca, e garantissero l’Istituto che tale diritto non fosse in contraddizione con il dovere di ogni ricercatore di contribuire uti socius alle scelte programmatiche ed operative della comunità scientifica.”

A tale fine, l’attività di ricerca fu classificata in cinque Gruppi: Gruppo I: fisica delle particelle con tecniche elettroniche; Gruppo II: fisica delle particelle con tecniche visualizzanti; Gruppo III: fisica dei nuclei; Gruppo IV: fisica teorica; Gruppo V: ricerche tecniche.

La distinzione delle ricerche di fisica delle particelle elementari in Gruppo I e Gruppo II rifletteva le differenti esigenze e modi di lavorare delle due sub-comunità, impegnate sulle medesime problematiche scientifiche. All’epoca, le ricerche del Gruppo II utilizzavano le grandi camere a bolle del CERN e di altri laboratori internazionali, rivelatori che producevano per ogni esperimento enormi quantità di fotogrammi, distribuiti poi fra i gruppi della collaborazione, i quali nelle loro sedi procedevano alla ricostruzione e misura degli eventi registrati e quindi alle analisi fisiche. Tali gruppi richiedevano quindi strumenti e personale specializzato per l’analisi e catalogazione delle immagini e potenti calcolatori per la gestione della massa dei dati.

Invece la maggior parte del lavoro dei ricercatori del Gruppo I si svolge ai fasci degli acceleratori, dove viene costruito attorno ai bersagli il complesso di rivelatori necessario per ottenere le informazioni sotto forma di segnali elettronici e quindi si procede alla gestione dell’apparato e alla raccolta dei dati; in sede si sviluppa e costruisce la strumentazione. Con la fine dell’era delle camere a bolle, e lo sviluppo delle ricerche di fisica senza acceleratori, il Gruppo II ha via via recepito i programmi presso i laboratori sotterranei e i sistemi spaziali per radiazioni cosmiche e la ricerca di onde gravitazionali.

L’istituzione del Gruppo V fu motivata dall’esigenza di dare una precisa collocazione ai ricercatori impegnati nella progettazione e nello sviluppo di nuovi mezzi strumentali, quali prototipi di nuovi acceleratori, di strumenti rivelatori o di analisi. “L’istituzionalizzazione della ricerca tecnica ha costituito la premessa per una successiva estensione dell’attività del Gruppo V in direzione di ricerche interdisciplinari e finalizzate in collaborazione con il CNR.”

Le norme di funzionamento dei Consigli di sezione, risalenti al 1966, furono abrogate e sostituite con una nuova normativa, per una più significativa partecipazione del personale ricercatore e tecnico-amministrativo. Ogni sezione fu articolata in settori di ricerca corrispondenti ai cinque Gruppi e in servizi; sono membri del Consiglio di sezione con diritto di voto il direttore della sezione, che lo presiede, i coordinatori dei settori di ricerca in cui è suddivisa l’attività della sezione, due rappresentanti del personale ricercatore e due rappresentanti del personale tecnico-amministrativo.

Tutti i membri del consiglio, tranne il direttore, sono eletti dal personale della sezione, mentre iI direttore è nominato dal Presidente dell’INFN dopo essere stato designato al CD dal personale della sezione.

“Al fine di rendere compartecipi le due componenti dell’Istituto (ricercatori e tecnici-amministrativi) alla designazione del Direttore, di rendere mutuamente indispensabile la loro partecipazione e di assicurare un’ampia piattaforma di consensi al Direttore designato, venne introdotto un criterio elettivo basato sul concetto di ‘suffragio universale normalizzato’, che si dimostrò essenziale per garantire un costume democratico non strettamente vincolato al numero delle persone. Infatti, qualsiasi criterio elettivo di tipo puramente aritmetico è poco significativo se applicato ad una collettività numericamente assai limitata, qual è quella delle Sezioni dell’INFN, ove le componenti di ricercatori e tecnici-amministrativi esprimono esigenze in due distinti sistemi di riferimento”.

Va osservato che in molte sezioni si svolgevano più attività differenti all’interno dello stesso Gruppo, per cui la creazione della figura del coordinatore di Gruppo imponeva un necessario coordinamento e collaborazione fra i vari esperimenti e l’ottimizzazione delle strutture di supporto comuni. I coordinatori non svolgono solo un ruolo a livello locale, ma diventano coprotagonisti delle scelte di politica scientifica di tutto il Gruppo nazionale, in quanto membri delle massime strutture consultive per la politica scientifica dell’INFN: le Commissioni Scientifiche Nazionali.

“I coordinatori delle Unità operative di ciascuno dei cinque Gruppi di attività dell’INFN costituiscono le Commissioni Scientifiche Nazionali relative a tali Gruppi, che sono organi consultivi del Consiglio Direttivo. Le Commissioni Scientifiche Nazionali hanno lo scopo di coordinare e promuovere l’attività di ricerca nel settore di loro competenza, anche in relazione con altri settori; di esprimere giudizi di merito sugli aspetti scientifici, tecnici, finanziari ed organizzativi delle proposte di esperimento e sui loro consuntivi; di proporre al Consiglio Direttivo espansioni, ristrutturazioni ovvero ridimensionamenti di attività, di cooperare alla formulazione dei preventivi e dei consuntivi dell’INFN ed alla preparazione dei piani di sviluppo pluriennali.”

La fig. 9, basata su un disegno di Villi, mostra il grafo delle strutture consultive e decisionali dell’INFN.

Le Commissioni nazionali si rivelarono una risposta efficace a esigenze sentite nella comunità dei ricercatori e trovarono piena collaborazione ed entusiasta partecipazione; contribuirono a rafforzare la conoscenza reciproca dei ricercatori del Gruppo, promuovere collaborazioni evitando inutili duplicazioni, rafforzare la posizione dei gruppi italiani all’interno delle collaborazioni internazionali, mettere in comune esperienze e mezzi strumentali, far fronte alle limitazioni delle disponibilità finanziarie.

Soprattutto in occasione della predisposizione dei bilanci preventivi i dibattiti potevano essere particolarmente tesi, vivaci e prolungati, spesso in aule dense di fumo, ma si riusciva comunque a raggiungere delle sintesi operative soddisfacenti. Le Commissioni nazionali iniziarono ad operare immediatamente nel 1972, e continuarono a essere un pilastro portante della politica scientifica dell’INFN fino ai giorni presenti.

Ogni Commissione nomina al suo interno il presidente, che ne dirige i lavori e riporta agli organi decisionali i risultati delle analisi svolte, le proposte e le esigenze del Gruppo di pertinenza. Alle riunioni delle Commissioni partecipano, in occasioni importanti, membri della Giunta esecutiva per fornire informazioni sulle varie tematiche specifiche e raccogliere le reazioni dei coordinatori. Venne creata la figura del Segretario scientifico dell’INFN per mantenere il collegamento fra le cinque commissioni e aggiornare il Presidente sulle varie problematiche emergenti dalle attività e dai progetti di ricerca.

“II lavoro svolto dalle Commissioni Scientifiche Nazionali merita il massimo elogio: esse hanno costituito la forza motrice scientifica che ha reso vitale tutta la nuova struttura dell’INFN. Ai presidenti delle Comissioni va riconosciuto il merito di aver sistematicamente richiamato l’attenzione della Giunta Esecutiva e del Consiglio Direttivo sui problemi emergenti nel corso dell’esecuzione delle attività di ricerca, e di aver coordinato le Commissioni nel delicato lavoro di programmazione scientifica dell’Istituto.”

I primi presidenti delle cinque Commissioni nazionali furono Giorgio Bellettini, Sergio Ratti, Guido Tagliaferri, Paolo Gulmanelli e Giulio Brautti.

Definita la “costituzione” dell’istituto, si rendeva necessario precisarne la dimensione territoriale e rassodare la comunità, da una parte tagliando i rami di attività non pertinenti ai temi nucleari o subnucleari, e dall’altra acquisendo in toto quelle esistenti negli istituti di fisica e presso i LNF.

A Villi appariva ormai anacronistica la distinzione delle unità operative in sezioni e sotto-sezioni, generata nella fase di sviluppo dell’istituto e fonte di confusione amministrativa; nel 1972 il CD decise di trasformare in sezioni tutte le sottosezioni e il gruppo aggregato di Pavia e di limitare il numero di gruppi aggregati.

Particolarmente delicata fu la questione della sezione siciliana: la Sottosezione di Palermo, ove si svolgevano essenzialmente ricerche concernenti la struttura della materia, fu soppressa, Catania fu trasformata in sezione e Messina divenne gruppo distaccato della sezione di Catania. “Queste decisioni, che furono attuate non senza difficolta, contribuirono – fra l’altro – a chiarire i rapporti fra il CNR e l’INFN, in vista della Convenzione che, a livello nazionale, sarebbe stata stipulata in seguito. La ristrutturazione della Sezione Siciliana fu il primo passo verso la istituzione da parte dell’INFN del Laboratorio Nucleare del Sud a Catania”.

Il passaggio dei LNF all’INFN si rivelò un’impresa estremamente difficile e complessa; dopo 5 anni di negoziati, spesso molto tesi, con il governo, il CNEN e le organizzazioni sindacali, il 25 giugno 1975 si giunse a “un’ipotesi di accordo”, che sancì la divisione fisica dei beni dei LNF fra INFN e CNEN e gettò le basi per il passaggio all’INFN del personale interessato.

La fig. 10 illustra l’organigramma e i collegamenti interni ed esterni dell’INFN al 31 dicembre 1975.

Celebrando il XXV anniversario dell’INFN Villi rivendicò un importante contributo dell’ente alla politica della scienza: “è necessario riconoscere anche l’esistenza di un altro tipo di ricaduta [oltre a quella tecnologica], più difficilmente definibile, la quale trae origine dalle esperienze organizzative e gestionali acquisite dall’INFN nel promuovere, coordinare e finanziare per venticinque anni nell’ambito dell’Università una attività di ricerca così complessa com’è quella nucleare fondamentale. Si tratta di una ricaduta di esperienze organizzative e gestionali che non dovrebbero essere trascurate nella elaborazione di un progetto di riforma dell’Università e di un disegno di legge per il coordinamento e lo sviluppo della ricerca scientifica e tecnologica.”